Prato sta usando satelliti e AI per una migliore manutenzione del verde urbano

Ogni cinque giorni, la città aggiorna la mappatura degli alberi in infrarosso, rilevando l’idratazione del proprio verde e proteggendolo dal caldo.

Ulivi in un campo d'erba secca sotto il cielo d'estate

La città di Prato sta diventando, in Italia, l’avanguardia della cura del verde urbano anche grazie ai satelliti. Dal 2023 il comune ha dedicato un assessorato soltanto alla forestazione urbana, e tra il 2025 e il 2026 ha piantato 1043 alberi. Oltre a questo nuovi alberi, la città affronta la crisi climatica servendosi di immagini satellitari per seguire lo stato di salute del patrimonio esistente. Ciò permette di avere un quadro aggiornato sulle oltre 37 mila alberature cittadine, segnalare tempestivamente le problematiche e concentrare gli sforzi dove serve davvero, seguendo con particolare attenzione gli esemplari appena arrivati: di tutte le piantumazioni dell’ultimo anno, soltanto il 6 per cento non ha attecchito.

In Italia, anche Udine ha sperimentato il monitoraggio satellitare, ma per un periodo limitato; a Prato, dal 2025, il sistema è diventato continuativo, con aggiornamenti ogni cinque giorni, ossia quando i satelliti Sentinel-2 del programma europeo Copernicus sorvolano la città. Le loro immagini registrano la luce riflessa dalla vegetazione in diverse bande dello spettro visibile e infrarosso; da questi dati si ricava l’NDVI (Normalized Difference Vegetation Index), un indice che confronta la luce rossa, assorbita durante la fotosintesi, con l’infrarosso vicino, riflesso dalla vegetazione sana. Le variazioni possono segnalare precocemente condizioni di stress idrico, orientando verifiche sul campo e irrigazioni mirate prima che le piante deperiscano. Incrociato con i dati sulle temperature al suolo, l’indice aiuta inoltre a individuare i quartieri più esposti al caldo estivo, dove la cementificazione e la scarsità di verde aggravano la situazione.

A raccogliere ed elaborare i dati è TreeSOS, la piattaforma sviluppata da Superalberi. «Acquisiamo la serie storica di ogni singolo albero, da cui deduciamo l’acqua che hanno e hanno avuto a disposizione, poi abbiamo degli algoritmi di intelligenza artificiale che elaborano queste serie e rilevano delle anomalie», spiega il presidente Pietro Maroè. Per esempio, «quando entrano in stagione vegetativa in ritardo, quando c’è stata una potatura fatta male o come in stagioni siccitose come quest’anno quando gli alberi vanno aiutati con irrigazione di emergenza.» Il tiglio, la specie più diffusa in città, ha infatti sofferto particolarmente il caldo della scorsa estate: i cinque nuovi esemplari di piazza Mercatale hanno mostrato un ingiallimento precoce della chioma, ma i controlli ne hanno confermato la vitalità e le piante sono state irrigate tre volte alla settimana. Individuare precocemente i segnali di sofferenza permette anche di indirizzare i controlli sulla stabilità degli alberi e intervenire per ridurre il rischio di cadute, sempre più frequenti e pericolose in altre città, soprattutto durante gli eventi meteorologici estremi.

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