Molte città europee hanno due cose contraddittorie in comune: l’opposizione all’overtourism e l’ampliamento degli aeroporti

Da Venezia a Barcellona, i limiti alla pressione turistica e alle emissioni stanno convivendo con nuovi terminal e sempre più voli.

Carrelli portabagagli e un addetto in gilet giallo sulla pista, accanto a un aereo KLM in sosta

La lotta contro l’overtourism ha unito tutte le principali città europee negli ultimi anni. L’aumento degli affitti, la difficoltà per i residenti a trovare facilmente una casa, la congestione degli spazi pubblici e i disagi causati da una massa di turisti in costante crescita sono diventati problemi urgenti e quotidiani da Lisbona a Palermo, passando per Atene o Barcellona. Per rispondere al malcontento dei residenti, molte municipalità hanno introdotto misure per limitare il fenomeno, dalle tasse di soggiorno ai limiti agli affitti brevi. Eppure, in quasi tutti i principali centri europei più interessati dal fenomeno, gli aeroporti si stanno espandendo., Come si spiega questa contraddizione?

Milioni su milioni di passeggeri

A Venezia, mentre si viene braccati fuori dalla stazione Santa Lucia per controllare il pagamento del ticket turistico, l’aeroporto Marco Polo si sta ampliando per arrivare a servire 20 milioni di passeggeri all’anno, quasi il doppio degli attuali 11,6 milioni. A Roma, che è stata costretta a inserire un ticket anche per vedere la Fontana di Trevi, Fiumicino raddoppierà la propria capacità massima con un investimento di 9 miliardi di euro, arrivando a 100 milioni di passeggeri all’anno entro il 2046. Anche ad Atene si passerà da 26 a 40 milioni. A Lisbona, dove turisti e nomadi digitali hanno contribuito a una delle più chiacchierate crisi abitative europee, l’aeroporto Humberto Delgado si sta ampliando, mentre per il 2034 è prevista la costruzione di un nuovo aeroporto ancora più grande. A Barcellona, dove una nuova commissaria per il turismo sostenibile lavora per ridurre l’impatto dei visitatori sulla vita dei residenti, i piani di crescita dell’aeroporto El Prat hanno portato gli oppositori in piazza lo scorso settembre.

Aena, la società a partecipazione pubblica che gestisce i principali aeroporti spagnoli, prevede infatti ampliamenti non soltanto a Barcellona, ma anche a Madrid, Málaga e Bilbao. A Maiorca, Aena ha presentato i lavori all’aeroporto come una ristrutturazione, ma quest’anno la presidente delle Baleari Margalida Prohens ha scoperto che il progetto prevedeva anche un aumento dei gate. «Non può essere che, mentre le istituzioni locali lavorano insieme a una strategia per contenere il turismo nelle nostre isole, Aena pianifichi una crescita continua», ha dichiarato. Nell’isola i posti letto negli hotel sono soggetti a un tetto da anni e gli affitti turistici sono strettamente regolamentati, ma questo non ha fermato la crescita degli arrivi. Le proteste contro l’overtourism si sono ripetute per tre estati consecutive; eppure, il traffico aeroportuale ha raggiunto livelli record nel 2024 e nel 2025, e il 2026 si avvia a superarli. Per il presidente di Aena Maurici Lucena, «gli aeroporti, come qualsiasi infrastruttura, non possono essere il controllore della domanda». È la stessa argomentazione di Stefan Donker, portavoce dell’aeroporto di Schiphol, ad Amsterdam: i lavori in corso non servono ad aumentare i voli, ma ad accogliere più passeggeri, passati da 42 a 70 milioni negli ultimi vent’anni. Lo scorso anno, per ridurre il rumore e i disagi per chi vive vicino all’aeroporto, il governo olandese aveva fissato un tetto di 478 mila voli annui, poi annullato da un tribunale.

Chi decide e chi paga

Dietro queste politiche contrastanti c’è una divisione delle competenze: in Europa gli aeroporti dipendono generalmente dai governi nazionali, per i quali rappresentano un’importante fonte di entrate. Gli effetti dell’overtourism, dalla pressione sulle abitazioni all’inquinamento e al sovraccarico dei servizi pubblici, ricadono invece sui territori. Comuni e regioni devono così rispondere alle proteste dei residenti con strumenti limitati: possono regolamentare gli alloggi turistici o introdurre una tassa, ma non controllare il numero dei voli.

Ma accogliere più voli ha un costo che va oltre l’affollamento delle destinazioni, contrastando con il contenimento tanto della pressione turistica quanto delle emissioni. Tanto che, secondo l’organizzazione ambientalista Transport & Environment, che ha analizzato i progetti di ampliamento dei venti maggiori scali europei, il traffico aggiuntivo farebbe superare a tutti i Paesi coinvolti i bilanci di carbonio compatibili con un riscaldamento globale sotto i 1,7 gradi.

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