Il volto della giustizia climatica, oggi, è il primo ministro del Nepal, che fino a poco fa faceva il rapper

Dopo le inondazioni in Himalaya, il giovane premier nepalese ed ex rapper Balendra «Balen» Shah ha portato all’Assemblea generale dell’ONU una pressante richiesta di giustizia climatica.

Balendra Shah, vestito di nero e con gli occhiali da sole, parla dal podio dell'Assemblea generale dell'ONU

Il 22 settembre il primo ministro nepalese Balendra Shah è partito per New York senza il consueto commiato con tappeto rosso, picchetto d’onore e ministri schierati in aeroporto. Il più giovane capo di governo al mondo – a 36 anni soltanto – nonché ex rapper era diretto all’Assemblea generale dell’ONU con una domanda: perché chi ha contribuito così poco al riscaldamento globale deve pagarne un prezzo così alto? Con il Paese ancora devastato dalle inondazioni del mese precedente, il cerimoniale poteva aspettare.

«Un avvertimento per il mondo»

Il 26 agosto 2026 una parete del monte Langtang Lirung è collassata insieme al ghiacciaio sovrastante, precipitando per 1.400 metri e causando un impatto tale da generare un segnale sismico. La valanga ha generato un’ondata di acqua e detriti, ripresa nei video apocalittici diventati virali, che ha travolto gli insediamenti a valle a una velocità media di 188 chilometri orari. Al 20 settembre si contavano 1.436 corpi recuperati e ancora 4.655 dispersi. Nei giorni prima del collasso, le temperature dell’area avevano superato di 5 °C la media trentennale; già nel 2023 l’ONU segnalava che il Nepal aveva perso quasi un terzo del proprio ghiaccio in poco più di trent’anni. Questo ritiro dei ghiacciai, legato al cambiamento climatico, ha contribuito a indebolire gli equilibri dei versanti montani.

Una valle del Nepal coperta dai detriti dell'inondazione, tra villaggi e versanti boscosi

Il discorso di Shah all’ONU è stato l’apice di un percorso politico e comunicativo in cui anche la sua immagine pubblica ha un ruolo. A New York ha mantenuto la divisa che lo ha reso riconoscibile: un completo doppiopetto nero, un copricapo nepalese tradizionale anche quello nero, e occhiali da sole neri, che non toglie mai, non davanti alle telecamere o agli ambasciatori stranieri, e nemmeno nel suo ritratto ufficiale. Nell'Assemblea Generale ha poi detto: «Il cambiamento climatico non riconosce i confini. Ghiacciai e inondazioni non viaggiano con un visto timbrato sul passaporto». Ha definito il collasso di parte della montagna «non soltanto una tragedia locale, ma un avvertimento per il mondo», infine ha domandato: «Abbiamo davvero ascoltato quell’avvertimento?». Il Nepal, ha ricordato, produce meno dello 0,1 per cento delle emissioni globali, ma la ricostruzione dopo lo «tsunami himalayano» richiederà risorse pari al 10 per cento del PIL nazionale. Il Paese rischia di indebitarsi ulteriormente, pagando le conseguenze di una crisi provocata dalle emissioni altrui.

Shah si è rivolto da legittimo creditore ai leader dei Paesi maggiormente responsabili del riscaldamento globale, chiedendo un contributo alla ricostruzione: «La giustizia climatica non può continuare a essere soltanto una bella frase in un documento delle Nazioni Unite». Il Nepal ha chiesto 20 milioni di dollari (il massimo previsto per un singolo progetto) al Fondo per le perdite e i danni, operativo dal 2023 per sostenere i Paesi in via di sviluppo colpiti dalla crisi climatica. La somma coprirebbe appena lo 0,7 per cento dei danni stimati, ma pone il Nepal come quarto maggiore richiedente al Fondo. Diversi Paesi in via di sviluppo hanno già compilato 176 application, chiedendo in totale 2,8 miliardi; nessun finanziamento è ancora stato erogato. Per Joyeeta Gupta, docente di Ambiente e sviluppo nel Sud globale all’Università di Amsterdam, la sfida principale per il Nepal in questo momento è proprio creare un precedente per le compensazioni climatiche, destinate a moltiplicarsi: altri Paesi vulnerabili, soprattutto gli Stati insulari, potrebbero avanzare richieste analoghe; per questo, ha spiegato ad Al Jazeera, i Paesi sviluppati potrebbero opporsi.

Il leader della Gen Z

Gli occhiali da sole come segno distintivo e il nome d’arte Balen, per cui è ancora noto, risalgono alla sua carriera nel Nephop, l’hip hop nepalese. Mentre completava un master in ingegneria strutturale, Shah rappava contro corruzione e privilegi, dando voce alla frustrazione dei giovani costretti a cercare lavoro all’estero. Cantava di «banche straniere» che «ci chiamano mendicanti» e di «grandi signori» che «mangiano pure i dollari delle ONG internazionali»; Balidan, la sua canzone più popolare, comincia così: «Tutte le persone che proteggono il Paese sono codarde / Tutti i leader sono ladri, stanno saccheggiando il Paese». Tre anni dopo quella hit, nel 2022, Shah ha sorpreso l’establishment vincendo da indipendente, con ampio margine, le elezioni a sindaco di Kathmandu, grazie a una campagna gestita da giovani volontari e comizi che comprendevano performance hip hop.

Nel settembre 2025 le proteste contro la corruzione e il blocco dei social media, seguite da una repressione violenta, hanno fatto cadere il governo del comunista Khadga Prasad Sharma Oli, in carica da poco più di un anno. Shah, che da sindaco si era candidato come indipendente, è entrato nel Partito Rastriya Swatantra, nato nel 2022, di orientamento centrista e progressista, che alle elezioni del marzo 2026 ha conquistato quasi due terzi dei seggi. Dopo aver battuto l’ex premier nel suo collegio con oltre il triplo dei voti, il 27 marzo Shah è diventato premier, portando al governo anche esponenti Gen Z delle proteste. Cinque mesi dopo, il Nepal ha dovuto affrontare una catastrofe climatica, ma è stata un’opportunità per Shah di accrescere la sua visibilità internazionale, legando l’immagine di leader della Gen Z alla giustizia climatica, tema centrale per molti giovani politicamente impegnati; un ruolo che il governo rivendica, come ha dimostrato il ministro degli esteri prima del discorso all’ONU, dichiarando che «crediamo di poter essere la voce non soltanto dei giovani nepalesi, ma dei giovani di tutto il mondo».

Ma l’immagine internazionale di Shah convive con contestazioni in patria: alle critiche sul suo stile personale si aggiungono quelle più serie per la concentrazione del potere in una cerchia ristretta e per il suo assenteismo in Parlamento. Già da sindaco, Human Rights Watch aveva criticato i metodi adottati contro venditori ambulanti e abitanti degli insediamenti informali, proseguiti anche da primo ministro: nel luglio 2026, esperti ONU hanno chiesto chiarimenti sugli sgomberi di 3.600 famiglie a Kathmandu, svolti senza consultazioni e adeguate alternative abitative.

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