Shenzhen è la capitale dell'elettronica mondiale, e la sua ascesa ci riguarda tutti
Era un villaggio di poche decine di migliaia di persone, è diventata una megalopoli da 20 milioni di abitanti: soprattutto, è il più grande mercato di elettronica del pianeta, e i suoi frutti sono nelle tasche o nelle case di tutto il mondo.
Alessandro Aresu

- Gli abitanti di Shenzhen all'inizio degli anni '80 (oggi oltre 18 milioni).
- 30.000
- La fondazione di Huawei, anno di svolta per la città.
- 1987
- L'inizio della produzione dell'iPhone in Cina.
- 2007
- La quota del mercato africano di smartphone detenuta da Shenzhen Transsion Holdings.
- 48%

Shenzhen non è solo una città. È l'incarnazione della crescita economica cinese, la rappresentazione dello spostamento della Cina dalla periferia al centro delle filiere elettroniche globali nel giro di pochi decenni. Il suo mito è rappresentato da un paragone mostruoso: i 30.000 abitanti del centro della città, prima dell'istituzione della Zona Economica Speciale da parte di Deng Xiaoping nel 1980, e gli oltre 18 milioni di abitanti della città estesa e verticale del XXI secolo.
Il più grande mercato di elettronica del mondo
Oggi l'area di Huaqiangbei è il più grande mercato di elettronica del pianeta. È un tessuto urbano composto da decine di centri commerciali a più piani, che si rivolge a due diversi tipi di utenti. Il primo è il grande pubblico che può comprare telefoni, orologi, occhiali, visori intelligenti, droni. Il secondo è l'ecosistema dei progettisti e degli sviluppatori, a cui sono rivolti i componenti industriali prodotti incessantemente. A essere oggetto di contrattazione nel mercato non è solo il prezzo ma anche le caratteristiche di ciò che viene quasi istantaneamente prodotto, riprodotto, riparato, testato. Tutto sembra poter avvenire più velocemente che altrove.
Ai dati di realtà si intrecciano gli stereotipi, l'idea stessa che Shenzhen sia diventata una metropoli istantanea, grazie alla bacchetta magica del mercato che ci ha condotto dai pescatori all'hi-tech di Huaqiangbei. È una storia in cui la mitologia urbanistica si intreccia con la realtà storica: anche nel 1980 il territorio esteso di ciò che oggi chiamiamo Shenzhen contava oltre 2.000 villaggi, per una popolazione complessiva di circa 300.000 abitanti. Tuttavia, l'ondata degli anni '80 è stata comunque impetuosa: gli stessi piani regolatori hanno sbagliato per difetto, perché nemmeno loro hanno previsto la crescita vertiginosa della città, che coincide con la storia di alcune aziende con cui negli ultimi anni, volenti o nolenti, abbiamo imparato a familiarizzare: BYD, Foxconn, Huawei, e altre più oscure, come la fabbrica di droni DJI, o su geografie che non sono la nostra.
Per riavvolgere il filo, dobbiamo proprio tornare agli anni '80, in Occidente lo splendore, in Cina e a Shenzhen l'inizio della grandezza. È in quel decennio che a Shenzhen giunge una figura chiave di questa storia, Ren Zhengfei, un ingegnere militare in congedo poco più che quarantenne. All'inizio è spaventato dall'evoluzione della città e invidioso dei manovali che guadagnano più del doppio del suo stipendio statale. I quarantenni come lui si sentono lasciati indietro da quello sviluppo: non parlano inglese e non sanno usare il computer. Eppure, Ren Zhengfei nel 1987 fonda lo stesso un'azienda, con l'obiettivo iniziale di assemblare interruttori telefonici e riparare allarmi antincendio. Quell'azienda si chiamava Huawei.
I ruggenti anni Novanta
Quando nel 1994 il leader Jiang Zemin viene in visita a Shenzhen, il fondatore di Huawei gli dice che le telecomunicazioni saranno sempre più un tassello essenziale della sovranità cinese. Oggi l'ecosistema di Huawei – sopravvissuta alle sanzioni degli Stati Uniti – si espande nell'industria microelettronica più avanzata. È a Shenzhen che è stato annunciato il "Progetto Manhattan" cinese: la costruzione di un prototipo di una macchina per la produzione dei semiconduttori, simile a quella del campione tecnologico dei Paesi Bassi, ASML, che la Cina è ancora lontana da saper replicare. Anche se si tratta di una "macchina fantasma", l'unico posto dove può essere immaginata è Shenzhen.
Dieci anni dopo a Shenzhen si sviluppano altre aziende che entrano in questa mitologia urbanistica, prima tra tutte BYD, fondata dal chimico Wang Chuanfu nel 1995, che produceva batterie e poi entrerà nel mercato automobilistico nel 2003. Mentre Huawei costruisce la sua ascesa e BYD inizia la sua storia, la produzione dell'elettronica di consumo di massa si è localizzata a Shenzhen. Ma nessuna azienda ha avuto un ruolo più significativo di Hon Hai Precision, fondata da Terry Gou e nota a livello internazionale con il marchio Foxconn. "Il motivo per cui Shenzhen è Shenzhen è Terry Gou" è diventato un motto per spiegare l'enorme scala della produzione elettronica, incentrata sul parco tecnologico di Longhua, all'inizio di questo secolo già diventato grande come una media città degli Stati Uniti. Senza l'ecosistema di Foxconn non sarebbe stato possibile il lancio dell'iPhone nel 2007, in un baratto tra la velocità richiesta per fornire l'ambito prodotto ai consumatori globali e i terribili costi sociali e psicologici pagati dalla forza lavoro cinese.
Da Apple alla robotica
La storia di Apple in Cina, come ha raccontato Patrick McGee, ha cambiato il mondo. La localizzazione della filiera elettronica a Shenzhen ha costituito un ecosistema con una scala che nessuno, se non l'India, avrebbe potuto avvicinare. Questo passaggio ha consentito alla Cina di spostarsi più in alto nella catena del valore e di innovare in modo trasversale e continuo nelle telecomunicazioni, nell'automotive, nei droni, nella robotica, sviluppando molti altri campioni industriali. Ricordiamone due.
Wang Tao, noto anche come Frank Wang, nel 2006 fonda in un piccolo appartamento di Shenzhen Da-Jiang Innovations, universalmente conosciuta oggi come DJI. Nei primi tempi costruisce a mano, pezzo per pezzo, avanzati controllori di volo e sistemi di pilotaggio automatico che vende a hobbisti internazionali. Dopo qualche anno, grazie al calo dei prezzi e alla scala produttiva del modello Shenzhen, inizia a vendere droni completi, dominando un enorme mercato di massa di cui già nel 2015 DJI, di gran lunga leader mondiale, controlla oltre il 70%.
Sempre nel 2006, nella filiera di Shenzhen fa il suo ingresso un altro colosso invisibile, che guarda all'estero. L'azienda di telefonia, nota come Shenzhen Transsion Holdings, si è posizionata per evitare la concorrenza sempre più feroce del sistema cinese e dei mercati occidentali puntando su un'altra frontiera: l'Africa. Solo che non l'ha fatto con chiacchiere o convegni: coi marchi Tecno, Itel e Infinix Transsion controlla circa metà dell'intero mercato di smartphone in Africa. Produce dispositivi solidi, a basso costo, con grandi batterie e personalizzati per gli utenti locali.
Shenzhen è una città globale perché vive ormai in tutto il mondo, con un'impronta elettronica che spazia dai prodotti finiti ai circuiti stampati, ai sensori. Che ci piaccia o no, c'è un po' di Shenzhen in tutti noi.



